Sonia Aggio: «La sicurezza economica ha acceso il motore della mia creatività di scrittrice»
A Rame parliamo spesso di come il “lavoro ideale” possa trasformarsi in una trappola, mettendo a rischio la nostra stabilità economica. Sonia Aggio, 29enne di Rovigo, ha visto questa dinamica da lontano. E pur nutrendo una grande passione per la scrittura, ha scelto di non renderla la fonte primaria del suo sostentamento.
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«Ho sempre vissuto il sogno del lavoro fisso come quella certezza che ti garantisce un’entrata sicura, mentre la scrittura è sempre stata qualcosa in più, un hobby nel senso più puro del termine, una passione. Voglio godermi il mio libro senza l’ansia di doverlo trasformare in una necessità economica, senza pensare ‘spero che venda abbastanza per coprire l’assicurazione della macchina’ o ‘spero che basti per pagare l’affitto’. Sapere che quegli aspetti più noiosi, tra virgolette, erano già coperti mi ha permesso di vivere la scrittura in modo più libero e autentico».
In una delle ultime puntate del nostro podcast, abbiamo riflettuto su come il “lavoro dei sogni” talvolta possa trasformarsi in una trappola, trascinandoci dietro una condizione di precarietà economica. Sonia ha visto quella trappola da molto lontano. Pur consapevole della sua passione, la scrittura, ha dunque scelto di non far dipendere da essa la sua sopravvivenza.
Sonia Aggio ha 29 anni, lavora come bibliotecaria e ha già pubblicato due libri di discreto successo, collezionando segnalazioni dalle giurie di premi importanti come il Premio Calvino e il Campiello Giovani.
Un’infanzia umile nel Polesine
Sonia è nata e vive tuttora a Frassinelle Polesine, un paese rurale in provincia di Rovigo, una delle aree storicamente più povere del Veneto, sia per la conformazione territoriale, caratterizzata da un terreno paludoso e soggetto a frequenti alluvioni, sia per il sistema agricolo basato sui latifondi, dove i terreni erano spesso controllati da pochi grandi proprietari terrieri.
«Non ho mai avvertito questa percezione di difficoltà economica perché la mia famiglia ha sempre fatto parte della “borghesia”. Conoscevo sia persone che lavoravano come braccianti sia chi possedeva grandi proprietà terriere, e la ricchezza veniva spesso misurata proprio in base alla quantità di terra posseduta, se si lavorava per conto terzi o si aveva una proprietà propria. Solo crescendo e confrontandomi con il dibattito sullo status del Polesine ho realmente compreso la dimensione della sua situazione economica».
La potenza dell’economia del dono
Sonia è figlia di operai, mamma sarta e papà metalmeccanico. Ma questo non le impedisce di entrare in contatto con il modello economico tipico del mondo contadino: il dono. Un sistema per cui la ricchezza, intesa come il prodotto della terra, circola tra gli abitanti senza transazioni monetarie.
«Una cosa che trovo sempre molto intrigante, soprattutto rispetto all’immagine del Veneto che fattura, è la persistenza di un’economia di villaggio. C’è ancora questa rete di scambio tra vicini, dove magari io ti do le uova delle mie galline e tu in cambio mi dai le zucche del tuo orto. Esiste ancora questa dimensione di comunità, in cui tutti si conoscono e si aiutano a vicenda».
E come spesso succede in contesti di questo tipo, la comunità e la famiglia sono una rete di salvataggio che non ti fa mai sentire veramente povero.
«Sia io che mio fratello siamo sempre stati consapevoli del fatto che la nostra famiglia aveva una certa disponibilità economica, ma senza mai viverla con ansia o eccessi. Venivamo da un contesto solido, soprattutto dal punto di vista affettivo, con i nonni di entrambe le parti che erano sempre di grande supporto. Ricordo, ad esempio, quando abbiamo affrontato un grosso trasloco e per un anno abbiamo vissuto a casa dei nonni. C’era sempre la sensazione che, in caso di emergenza, la famiglia sarebbe stata lì ad aiutarci, non solo economicamente, ma anche in modo concreto e materiale».
Da questa famiglia che parla di soldi liberamente, Sonia assorbe l’insegnamento di finanza personale, che sarà destinato a guidare la sua relazione con il denaro.
«Il principio fondamentale è sempre stato risparmiare per avere una sicurezza quando arriva l’imprevisto, perché l’imprevisto arriva sempre. È come se la legge di Murphy trovasse la sua massima espressione nel Polesine. Di conseguenza, sia io che mio fratello siamo cresciuti con l’idea che bisogna sempre avere un cuscinetto economico, una riserva a cui attingere nei momenti di difficoltà».
Il modo in cui Sonia creerà questo cuscinetto è peculiare, ma ci arriviamo tra poco. Nel frattempo, l’unica mancanza che Sonia avverte nel suo paesino di 1300 abitanti, fermo nel tempo, è quella di opportunità.
«Ricordo di aver spesso provato un senso di invidia per la città, che accentrava servizi, sport e attività più stimolanti. Noi, che vivevamo nelle campagne e nei paesini intorno, pur non essendo lontanissimi, non avevamo accesso a molte di queste opportunità, se non a costo di grandi sacrifici».
La svolta, per Sonia, arriva sotto forma di un computer e di una connessione a Internet.
«Avere finalmente un portale che mi permetteva di connettermi con persone con esperienze diverse, più vicine ai miei interessi – come la lettura, i fandom, i fun fiction e i fumetti, che a Rovigo non erano così diffusi – è stata per me una vera scappatoia. Frequentavo molto i forum, soprattutto quando piattaforme come ForumFree e FreeVlog erano al loro apice, e lì ho stretto relazioni significative. Ancora oggi riconosco quanto quelle connessioni abbiano avuto un impatto su di me, spesso persino più delle esperienze vissute di persona con gli amici della mia zona».
Nasce lì, in quel mondo parallelo a cui ha accesso attraverso il suo computer, la passione per la scrittura, per la creazione di storie a metà tra il reale e il fantastico. Ma nella scelta del percorso di studi, il pragmatismo polesano ha la meglio.
«Perché il discorso era: “Sonia potrebbe fare il liceo”, però sai, se scegli un tecnico e poi ti stanchi di studiare, almeno hai subito un’opportunità di lavoro».
Costruire il proprio futuro
Sonia si iscrive a Ragioneria e inizia a frequentare quotidianamente la città, Rovigo. Ma questo non si traduce in un modo diverso di vestirsi o di consumare. L’adolescenza, anzi, è il momento in cui Sonia inizia a mettere da parte il gruzzoletto su cui costruirà la sua solidità futura.
«A me non serviva possedere l’oggetto fisico, perché in quel periodo vivevo le relazioni in modo totalmente digitale. Non avendo mai associato l’acquisto di qualcosa al mio modo di partecipare a un fandom, questo ha rafforzato la mia tendenza al risparmio. Non c’era nulla che desiderassi così tanto da spenderci le mie sudatissime mance».
E infatti Sonia conserve meticolosamente nei cassetti tutte i soldi che arrivano dai parenti per i compleanni o le festività, assieme ai proventi dei lavoretti estivi. Quei soldi rappresentano il versamento iniziale del primo conto corrente, che Sonia apre insieme alla scuola durante gli anni di Ragioneria. Sono 3.000 euro.
«Avevo zero commissioni, zero spese e una prepagata associata, facilissima da usare. Mi dava proprio la sensazione che “questi sono finalmente i tuoi soldi e che da lì iniziasse il mio “campionato’” dovevo gestirli, farli durare e, possibilmente, farli crescere. Era il punto di partenza per imparare a tenere traccia delle mie finanze».
Quando arriva l’ora di scegliere se andare a lavorare o continuare a studiare, Sonia non ha dubbi. E per la prima volta fa una scelta guidata dalla passione.
«Faccio Storia perché è l’unica materia che mi appassiona davvero, anche a livello personale. Altrimenti, non avrei fatto l’università. Se avessi scelto una facoltà come Economia, non sono sicura che sarei riuscita ad arrivare fino alla fine. All’inizio pensavo: “Mi laureerò in tempo, perché i miei genitori stanno facendo questo sacrificio per me, quindi io li ripago studiando bene”. E poi, ero convinta che avrei trovato un modo per essere impiegata, anche se Storia è una materia umanistica. Già allora però iniziavo a sentire i dubbi riguardo al fatto che le materie umanistiche ti possano davvero garantire un lavoro».
Sonia studia a Padova e fa la pendolare. In questi anni spende come mai prima perché scopre il mondo dei ristoranti.
«Avere tutta questa varietà di esperienze, come il take away, le patatine fritte nel cartoccio, il cinese da asporto, mi ricordo che avevo proprio una fase in cui ogni giorno spendevo per mangiare qualcosa di diverso. Mi sentivo in colpa se, per esempio, compravo una magliettina da 10 euro da H&M; ma con il cibo mai. Sentivo che erano soldi che sentivo valessero davvero la pena di essere spesi, quindi tornavo a casa felice. Ho anche un’app per tenere traccia delle mie spese, ma quelle legate al cibo sono le uniche che non giudico mai».
Dopo la Triennale, Sonia sceglie di specializzarsi in Storia Bizantina e si iscrive alla magistrale a Venezia. I suoi genitori continuano a sostenerla economicamente, e lei a monitorare accuratamente le sue spese.
Tra sogno e realtà
Finita l’Università, decide di fare il servizio Civile, durante il quale lavora in biblioteca a Treviso. Quell’esperienza fa sì che, una volta terminato il Servizio Civile, lei venga assunta da una cooperativa di Rovigo che gestisce alcune biblioteche proprio tra i paesi in cui è nata. Ed è così che, da tre anni e mezzo, Sonia fa la bibliotecaria per 1300 euro al mese. E questa sicurezza economica ha acceso il motore della sua creatività
«Ho sempre vissuto questo sogno del lavoro fisso, che ti dà quell’entrata sicura, quella tranquillità di sapere che, anche se il libro non va bene o se devo ancora scriverlo, non sto guadagnando, ma ho comunque una fonte alternativa. E poi c’è la scrittura, che è quella cosa in più, quella passione extra. Proprio perché conosco me stessa, immagino che se la scrittura fosse una fonte di guadagno diretto, sarebbe un grande stress. Scriverei ogni parola con l’occhio fisso al rendiconto e probabilmente non scriverei più una parola. Quindi, una parte di me lavora proprio per dare alla scrittura la libertà di esprimersi senza questa pressione».
Sonia scrive romanzi storici con un twist soprannaturale. Per farlo attinge ai suoi studi, ma compie anche sopralluoghi nei posti che faranno da sfondo ai suoi romanzi. Trascorre ore nel mondo parallelo della sua fantasia, ma quando torna nel mondo reale lo fa con il pragmatismo appreso nella sua infanzia.
«Ho cominciato a tenere traccia delle entrate e delle uscite su quest’app. Ogni volta che faccio la spesa, lo segno subito, e di solito faccio un check settimanale o mensile. Mi è molto utile per capire quali spese posso tagliare e come posso bilanciarmi durante l’anno. La mia idea è mettere via qualcosa ogni mese, se possibile, anche solo 5 euro, per riuscire a rimanere sempre in positivo».
Sonia, da qualche anno, è anche un’investitrice. Ha iniziato quando aveva un gruzzoletto di 16mila euro, adesso ne ha 35 mila.
«Una parte dei risparmi è stata investita in fondi protetti, che hanno una rendita molto bassa ma sicura, quindi è praticamente impossibile che vadano in negativo. Un’altra parte l’abbiamo messa in obbligazioni, quindi non è proprio azionario puro, ma si tratta comunque di forme un po’ più sicure, tutte molto orientate alla sostenibilità, che sta andando bene. Il terzo fondo è un’assicurazione, che resta lì, fermo. È la cifra più consistente, circa 10.000 euro, che non tocchiamo finché non succede qualcosa di grave, una situazione in cui quei soldi siano davvero necessari».
Ed è proprio a partire dal suo modo di investire, inizialmente molto prudente, che Sonia ha cominciato la riscrittura degli insegnamenti familiari.
«Nell’ultimo incontro con la mia consulente, le ho detto: “Possiamo anche provare qualcosa di leggermente più rischioso, così da guadagnare un po’ di più”. Quindi, man mano, vedo che questa parte della gestione dei risparmi si sta evolvendo».
Una seconda riscrittura riguarda la casa di proprietà. Se un tempo la considerava un traguardo indispensabile, ora capisce che la stabilità non dipende necessariamente dal possedere un immobile, ma può esistere anche in forme diverse.
«Un po’ per come sta evolvendo la mia vita, nel senso che la scrittura di libri, che ho sempre sognato di fare, è un lavoro che ti impone una certa elasticità. Ho pubblicato due libri negli ultimi due anni, sono andati abbastanza bene e ho girato parecchio per presentarli. Mi sono resa conto che passavo metà della settimana fuori casa. Quindi l’idea di avere un pagamento fisso che mi pendeva sul collo per qualcosa che, in fondo, mi dava poco piacere, mi ha fatto riflettere. Nonostante abbia sempre avuto un forte legame con l’idea di avere una casa di proprietà, quella non è più il mio fine ultimo. Le mie vere aspirazioni sono avere una vita in cui posso girare per presentare i miei libri senza sentire il fiato sul collo di qualcosa che mi tiene troppo legata».
La terza riscrittura riguarda proprio il lavoro. Pur restando legata al posto fisso come garanzia di sicurezza, Sonia sta decostruendo l’idea che la stabilità economica venga prima di qualsiasi aspirazione personale.
«Mi piacerebbe trovare un bel part-time, magari tutte le mattine. Quello sarebbe l’ideale, così avrei il pomeriggio e la sera per fare le presentazioni dei libri. È la cosa che sto soffrendo di più al momento, perché lavoro dalla mattina alla sera, e poi di corsa vado a fare le presentazioni. È una cosa a cui non voglio rinunciare, però si incastra male con un lavoro fisso e con orari molto vincolanti. Sto cercando di entrare in una forma ibrida, tra il freelance che può lavorare dove vuole, quando vuole, e il lavoro fisso e sicuro, che comunque continua ad avere il suo fascino».