Come si cambia la relazione con i soldi
Può essere la maternità o un incidente che ci costringe a fermarci, la perdita del lavoro o la stipula di un mutuo, l’incontro con una persona importante o un’esperienza di viaggio particolarmente intensa. Oggi vogliamo esplorare il momento di svolta che innesca il cambiamento nella relazione con i soldi. E lo facciamo attraverso alcune delle 99 storie che abbiamo raccontato in questi tre anni di dialoghi sul denaro.
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di La redazione

Questa è la domanda che si pongono in tanti, consapevoli che inizia tutto da lì. Una gestione equilibrata delle finanze parte da una relazione equilibrata con i soldi.
In questo articolo, proveremo a raccontare cosa abbiamo scoperto in tre anni di conversazioni intime sui soldi attraverso il podcast Rame. Le 99 storie che abbiamo raccontato fino a oggi sono legate da un filo rosso: la trasformazione. In ognuna di esse, c’è un prima e un dopo nella relazione con i soldi e quello che vogliamo provare a raccontare oggi è la leva che fa scattare il cambiamento, l’interruttore che a un certo punto accende un faro nuovo sul denaro, investendoli di un senso diverso.
Ecco dunque il nostro puzzle di illuminazioni, da cui lasciarsi ispirare se si è in cerca di cambiamento.
Il rapporto tra lavoro e retribuzione
La nostra storia familiare di soldi è molto più di un semplice bagaglio di esperienze, è la lente attraverso cui impariamo a dare valore a ciò che ci circonda, anche a noi stessi. E decidiamo, per esempio, se è più importante la sicurezza di un posto fisso o la garanzia che il nostro tempo sia pagato adeguatamente. La buona notizia è che questi schemi non sono immutabili: possiamo riconoscerli, metterli in discussione e, se necessario, riscriverli in modo più consapevole.
Per Valentina Aversano, quel cambiamento è arrivato naturalmente, assieme alla maternità.
«La prima figlia mi ha fatto maturare una visione di distacco dal lavoro. Ho iniziato a dare un peso alla mia vita privata, che non voleva dire fare la mamma e basta. Anzi, la maternità è stata un detonatore per darmi spazio. Paradossalmente, quanto più diminuiva il tempo, tanto più aumentava il valore che io davo a me stessa».
E così, decide di lasciare un lavoro mal pagato e di mettersi in proprio.
Elisa, invece, che ha scelto un lavoro precario per natura, quello di attrice, il cui guadagno dipende dal numero di spettacoli che riesce a fare, la scintilla del cambiamento si innesca prima con la pandemia, che vede sfumare la tournée a cui stava lavorando, e poi due anni più tardi, in seguito ad una frattura che la costringe nuovamente a fermarsi.
«Questa situazione mi ha fatto riflettere sul fatto che, se accade qualcosa di simile, io non ho alcun paracadute. Vivo da sola e posso contare solo sulla mia capacità di lavorare come attrice. Se mi togliessero questa possibilità, non avrei nulla. Così, ho iniziato a pensare che forse sarebbe stato saggio avere un piano B, diversificando le entrate per avere una maggiore sicurezza».
Quel piano B si trasforma nella ricerca di un secondo lavoro con un’entrata fissa. E quella maggiore entrata economica le fa anche scoprire il piacere di concedersi il lusso di qualche spesa superflua.
«Se voglio togliermi uno sfizio, come andare al ristorante una volta in più, ora posso farlo senza troppi pensieri. Tuttavia, trovare un equilibrio non è sempre immediato: dopo una vita passata a risparmiare, liberarsi dell’idea che ciò che è superfluo si debba necessariamente evitare, non è semplice. Cambiare mentalità richiede tempo e consapevolezza».
Anche Morgana è riuscita a dare una svolta alla relazione tra guadagno e lavoro, ma per riuscirci ha avuto bisogno della psicoterapia.
«Mi sono resa conto che io avrei anche potuto continuare a cercarmi dei lavori a caso, ma se non mettevo a posto delle dinamiche della mia salute mentale avrei lasciato irrisolto il problema di base. Quindi, il primo passaggio è stato ricostruire questa autostima assegnando un valore economico al mio tempo, alla mia competenza e alle mie capacità».
Per Rachele, che fin da piccola sognava di fare la make up artist dei vip, la svolta arriva quando inizia a lavorare la terra.
«Ho raccolto mele per quattro mesi ed è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita perché io adesso so di poter fare qualsiasi cosa».
A quel punto capisce anche il costo che avrebbe avuto realizzare il suo sogno.
«Io volevo diventare una makeup artist famosa e truccare le più celebri modelle. Ma poi ho capito che il sacrificio che avrei dovuto fare per ottenere quel desiderio sarebbe stato troppo grande per me. Io preferisco una vita dove sì, ho la mia passione, il mio lavoro, ma ho anche la libertà di poter fare altro e di viaggiare. Le persone molto ambiziose sacrificano tanto in altri aspetti della loro vita. Non si può avere tutto a quel livello. Ho dovuto fare un bagno di realtà e capire veramente cosa fosse più importante per me».
Il riconoscimento del proprio valore
Per Clara, che si era sempre detta che non contava quanto la pagassero, ma solo l’impatto del suo lavoro, il cambiamento nella relazione con i soldi arriva quando per sette mesi non riceve lo stipendio dalla Ong per cui lavora.
«Mi sono ritrovata, a livello mentale, completamente bloccata: non riuscivo più a essere creativa o a immaginare prospettive future. Ero immersa nel buio di quella mancanza di soldi».
A quel punto incontra la meditazione e la pratica quotidiana diventa un punto di svolta, non solo per il suo benessere interiore, ma anche per ridefinire il suo rapporto con la ricchezza. E infatti, quando trova un nuovo lavoro, è in grado anche di affrontare la sua prima negoziazione di stipendio.
«La persona molto gentile nelle risorse umane è rimasta scioccata, perché eravamo in piena pandemia. Sentivo che dall’altra parte c’era un po’ di incertezza, come se stesse pensando “Ah, ok, certo, prendo la tua richiesta e ti farò sapere”. Questo è stato per me anche un momento cruciale, in cui ho capito il potere che possiamo avere, che siamo probabilmente più forti di quanto pensiamo».
Anche Valentina, a un certo punto, riesce a chiedere un aumento. Ma la spinta a farlo per lei è stata l’aver deciso di soddisfare un desiderio che aveva fin da bambina: possedere un cavallo.
«La scelta di comprare un cavallo è stata emotiva e non razionale. Sapevo che economicamente sarebbe stato un salasso per me. Sapevo che avrei fatto fatica a far quadrare i conti. Però mi sono detta: la voglio. Non ho un auto, non ho figli, non c’è nulla che possa impedirmi di avere la cavalla».
Da quel momento, la sua cavalla Safe non è stata solo la leva per gestire meglio i conti e risparmiare, ma anche per cercare un miglioramento.
«Safe è una motivazione a crescere economicamente, a migliorare la mia situazione, a guadagnare di più. Non penso di vivere per sempre in una condizione di riduzione: la considero momentanea».
Il modo in cui spendiamo i nostri soldi
Il nostro modo di spendere dice di noi non solo ciò che ci piace, ma anche come vogliamo essere percepiti dall’esterno, le comunità a cui vogliamo appartenere, quale storia di noi vogliamo raccontare al primo sguardo. Francesco, quando viveva a Morbegno, cittadina della Valtellina, spendeva tutti i suoi soldi in abiti con loghi enormi.
«Era il mio unico modo di emergere. Non avevo una personalità spiccata, ero insicuro e timido, e temevo di passare inosservato. Vestirmi in quel modo era il mio lasciapassare per ottenere attenzione: anche solo sentirsi chiedere “Quanto costa?” o “Dove l’hai comprato?” mi dava l’illusione di contare qualcosa agli occhi degli altri».
Tutto cambia quando va a studiare a Bologna.
«Lì smetto completamente di comprare oggetti e cose materiali, e inizio a spendere solo in esperienze: viaggi, abbonamenti in palestra per arrampicare, e così via. Scopro davvero il potere del denaro, ma non come strumento per acquistare oggetti, bensì come mezzo per fare cose e incontrare persone che altrimenti non avrei conosciuto. E così mi innamoro di quella città e, finalmente, comincio a crescere anche come persona».
Per Antonello, abituato anche lui a comprare tantissimi vestiti, la svolta nella relazione con i soldi avviene quando scopre un nuovo modo di vivere.
«Il momento che ha segnato un cambiamento per me è stato quando ho conosciuto quella che oggi è mia moglie. Dopo essere usciti insieme alcune volte, una sera vado a casa sua e, mentre ci prepariamo per uscire, lei apre la sua scarpiera. Dentro ci sono solo quattro o cinque paia di scarpe. Rimango sorpreso e, con lo stereotipo ancora ben radicato nella mia testa, le dico: “Com’è possibile? Io ne ho almeno dieci e tu solo quattro o cinque!”. In quel momento è scattato qualcosa: sono io ad avere troppe scarpe o è lei ad averne troppo poche? Da lì è partita una conversazione sul minimalismo. È stato un punto di svolta: ho iniziato a comprare meno, ma puntando di più sulla qualità».
Grazie a quella piccola scoperta, Antonello inizia a disfarsi del di più e a smettere di comprare. E trovandosi con più soldi da parte, comincia ad investire i suoi risparmi, iniziando così un percorso di crescita personale.
Per Maddalena, cresciuta nel lusso, senza mai pensare al risparmio, immaginando di avere un potere di spesa illimitato, la svolta arriva quando si trasferisce a Londra e inizia a parlare di soldi con i suoi colleghi.
«Quello che mi ha permesso di aprirmi e di valutare la mia situazione finanziaria è stato il fatto di iniziare a parlare con dei colleghi. In Inghilterra non c’è il tabù del far fatica ad arrivare a fine mese. Si celebra il payday come fosse una manna dal cielo. San Paganino è un momento interessante anche a livello culturale italiano, però nessuno lo condivide. C’è sempre la vergogna di come gestiamo i soldi. In Italia, a Milano, facciamo tutti fatica, ma non amiamo dircelo. Ed è un problema, perché senti che stai sbagliando qualcosa se a 32 anni sei ancora in casa con un coinquilino».
L’acquisizione di abitudini di benessere finanziario
Come abbiamo visto finora, c’è chi ha iniziato a dare più valore al proprio lavoro, c’è chi ha capito come spendere diversamente, ma c’è anche chi semplicemente ha cominciato a gestire i propri soldi. Può sembrare una svolta meno radicale ma è da questa piccola abitudine che poi scaturiscono cambiamenti di vita importanti.
Michele inizia a farlo quando perde il lavoro.
«Non avevo più tracciato le spese perché con due stipendi in casa non era più necessario. Da quel momento, invece, traccio tutte le mie spese e chiedo anche a mia moglie di farlo perché dev’essere un bilancio familiare a tutti gli effetti. Ad oggi, faccio il cash flow mensile e lo stato patrimoniale di fine anno».
E grazie a questo piccolo rituale, si rende conto degli effetti benefici dell’avere un controllo sul denaro.
«Quindi, non penso che abbiamo cambiato tenore di vita, ma anzi, abbiamo affrontato le spese con più tranquillità, perché a quel punto erano sotto controllo. Addirittura ci siamo permessi dei lussi che prima non credevamo di poterci permettere, ma che una volta che hai i numeri sotto mano ti rendi conto che hai la capacità per farlo».
Per Francesca, un nuovo modo di gestire i soldi arriva quando si innamora.
«Noi abbiamo avuto una relazione da film: ci siamo conosciuti, dopo sei mesi siamo andati a convivere, dopo un anno sono rimasta incinta e dopo altri sei mesi abbiamo comprato una casa e l’anno prossimo ci sposiamo. Entrare in questa relazione ed entrare in un mindset diverso mi ha fatto pensare per la prima volta al risparmio. Prima io controllavo i conti e se c’era sempre una certa cifra di soldi, per me andava bene così. Non facevo un monitoraggio serio. Adesso ho un file Excel dove scrivo tutti i soldi che entrano, così ogni mese capisco qual è la fonte di guadagno principale, in modo da orientare il mio lavoro più da un lato che da un altro».
Per Lorenza, cresciuta in una famiglia benestante in cui il denaro non è mai stato un problema, il momento del cambiamento arriva a quarant’anni, quando decide di stipulare un mutuo.
«Inconsciamente mi sono messo nella situazione che i miei hanno evitato per tutta la vita. Cioè, loro che facevano tutte le cose passo per passo, una roba del genere non l’avrebbero mai fatta. E io l’ho fatta forse anche per dimostrarmi che, nonostante io abbia sempre avuto le spalle coperte, ce la posso fare anche da sola».
«E lì inizia una parte diversa per me. Secondo me ero veramente incosciente del fatto che avere una cifra che tutti i mesi devi destinare obbligatoriamente è qualcosa ti cambia la vita. E ogni tanto sono super fiera di me, perché adesso addirittura sono riuscita ad avere sempre un capitale, per cui sono tre rate del mutuo avanti. E poi sono sempre terrorizzata di aver dimenticato qualche spesa imprevista».
Come sempre, non abbiamo parlato di grandi rivoluzioni o di indomiti atti di coraggio. Ma di piccoli gesti dall’immenso potere trasformativo. Da tre anni raccontiamo le vite degli altri attraverso il filtro del loro conto in banca. Perché parlare di soldi non è solo una questione personale, ma qualcosa che incide sul tessuto sociale e, in ultima analisi, sul mondo che ci circonda. Rame nasce proprio per questo: per aprire una conversazione necessaria che per troppo tempo è stata tabù.
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Il percorso di Rame ha proprio questo come obiettivo. Aiutarti a costruire il tuo personale e unico metodo di gestione delle finanze, che parte proprio dalle tue leve motivazionali. Scopri di più.