Indennità di malattia e partita Iva, le cose da sapere
Esiste un’indennità di malattia per i lavoratori autonomi? E cosa prevede? Quali altre tutele sono previste per i liberi professionisti in caso di interventi o patologie gravi? Ogni cassa previdenziale fa storia a sé, ma abbiamo cercato di capire quali paracadute prevede la legge, chi può richiedere, e quali sono i paletti.
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di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

- Cosa copre la gestione separata Inps
- Quanti giorni di malattia nella gestione separata Inps?
- Quanto spetta a chi si ammala
- Come inviare la domanda per indennità di malattia
- L’eccezione di commercianti, artigiani e musicisti
- Chi paga la malattia di co.co.co.
- Cosa succede in caso di malattie gravi
- Legge 104 e malattie gravi, cosa dice la legge
Indennità di malattia e partita Iva: il binomio – per tanti, l’ossimoro – è lo spauracchio di freelance e lavoratori autonomi. Le tutele in caso di incidenti e malanni sono ben più circoscritte per chi lavora in proprio, le trafile più lunghe, senza contare le esclusioni. Qualche paracadute, però, esiste. Qui spieghiamo cosa spetta e in che casi.
Cosa copre la gestione separata Inps
Al netto di qualche eccezione, le diverse casse previdenziali prevedono indennizzi economici per i lavoratori che si trovano in queste situazioni, ma non esiste una normativa nazionale, e ciascun ente ha le sue regole e condizioni. Per gli autonomi e professionisti iscritti alla gestione separata Inps sono previsti due tipi di indennità, quella per la malattia domiciliare e quella per ricovero ospedaliero, ma solo in presenza di determinati requisiti. «<strong>L’indennità di malattia viene riconosciuta per le prognosi da 4 giorni in su, il numero di giornate indennizzate in un anno va da un minimo di 20 a un sesto del periodo lavorato nell’anno precedente. Chi ha prestato attività tutto l’anno può quindi usufruire al massimo di 61 giorni. Inoltre, sia per il ricovero sia per la malattia, è necessario avere versato contributi per almeno un mese negli ultimi 12 mesi», spiega Francesca Nappi, del patronato Inas Cisl.
Quanti giorni di malattia nella gestione separata Inps?
Tradotto in altri termini, vengono esclusi tutti i piccoli malanni e indisposizioni che costringono a restare a letto per meno di quattro giorni, ma in caso di lunghe malattie, il limite massimo di giornate “coperte” dall’Inps dipende da quanto si è lavorato nei 12 mesi precedenti. Il conteggio si riferisce ai contributi versati. «Poniamo che nell’anno precedente si siano versati contributi per 180 giornate lavorative, il numero massimo di giornate di malattia indennizzabili sarà di 30», spiega Nappi. L’Inps è più “generosa” in caso di ricoveri. In questa eventualità, infatti, è possibile ottenere le somme per un massimo di 180 giorni.
Quanto spetta a chi si ammala
Capiamo ora quanto spetta ai lavoratori che non riescono a svolgere le loro attività a causa di una malattia o di un intervento. Nappi ci spiega che gli importi variano in base a una serie di criteri, tra cui i mesi di contributi versati, e sono calcolati in percentuale. Prendiamo la malattia domiciliare: se i mesi di contribuzione accreditati nei 12 mesi precedenti sono 4, si ha diritto all’8% della cifra che si ottiene dividendo il massimale contributivo previsto nell’anno di inizio della malattia (la cifra viene fissata ogni anno dall’Inps, per il 2025 è di 120.607 euro) per 365 giorni.
Facendo qualche calcolo, chi per ipotesi ha dieci mesi di contribuzione nei 12 mesi passati ha diritto quest’anno a poco più di 52 euro al giorno. Anche in questo caso, le percentuali previste per il ricovero sono più alte, e vanno dal 16% (per chi ha accumulato da 1 a 4 mesi di contributi versati nei 12 mesi precedenti) al 24% (5-8 mesi) al 32% (dai 9 ai 12).
Come inviare la domanda per indennità di malattia
Naturalmente, anche per il lavoratore autonomo la malattia va provata e certificata, proprio come accade per i dipendenti. È necessario che il proprio medico di famiglia rilasci un certificato che attesti patologia, date, giorni di malattia, e lo invii telematicamente all’Inps. Effettuato questo passaggio, la richiesta di indennità va inviata per via telematica dal sito Inps, o con l’aiuto di un patronato. «Il diritto all’indennità di malattia si prescrive dopo un anno, ma noi consigliamo sempre di verificare prima con un patronato di avere i requisiti perché venga riconosciuta. Determinanti sono i certificati di malattia o di ricovero, da richiedere subito, ma è anche essenziale controllare di avere versato con puntualità contributi e di non avere “buchi”», continua Nappi. Quanto ai tempi di erogazione, ufficialmente sono 30 giorni, nella realtà, si aspettano in media anche tre mesi.
L’eccezione di commercianti, artigiani e musicisti
Ci sono categorie di autonomi, come artigiani e commercianti, che fanno da infelici eccezioni. Gli iscritti a questa cassa non hanno alcuna tutela, l’unica copertura prevista interviene in caso di infortuni e malattie professionali, eventi gestiti dall’Inail. Non sono gli unici: come sottolinea il sindacato dei freelance Acta, anche il Fondo previdenziale per i lavoratori dello spettacolo (ex-ENPALS) esclude dall’accesso all’indennità di malattia gli esercenti attività musicali, vale a dire cantanti, musicisti, coristi, concertisti, orchestrali, ecc.
Chi paga la malattia di co.co.co.
Anche se non con partita Iva, i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alle gestione separata Inps ricadono sotto le stesse tutele. Anche in questo caso l’ammontare dell’indennità di malattia sarà calcolata sulla base dei controbuti versati , ed è necessario avere i requisiti previsti.
Cosa succede in caso di malattie gravi
Alcuni paracadute sono però stati pensati per chi si ammala di una patologia grave. «I periodi di malattia che seguono trattamenti terapeutici per malattie oncologiche, o anche altri gravi malattie cronico degenerative, che comunque comportino un’inabilità lavorativa temporanea al 100%, danno diritto allo stesso trattamento previsto in caso di ricovero, dunque indennità doppia e per massimo di 180 giorni l’anno» dice l’esperta. Non solo. Nei casi in cui la malattia sia di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per più di sessanta giorni, il lavoratore può sospendere il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi fino a un massimo di due anni. Al termine del periodo, però, sarà tenuto a versare a rate quanto maturato durante la sospensione. Prima di usufruire di questa agevolazione è consigliabile fare i dovuti calcoli.
Legge 104 e malattie gravi, cosa dice la legge
Al di là delle indennità di malattia, chi soffre di una patologia grave come un tumore o una malattia che limita le proprie capacità, può naturalmente avviare le procedure previste per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap e richiedere, a seconda del grado di invalidità riconosciuto, prestazioni come l’assegno ordinario di invalidità, che spetta ai lavoratori che hanno subito una diminuzione della capacità lavorativa. Lo stato di handicap può essere riconosciuto ai malati oncologici anche per periodi limitati.
Lo spiega qui: «Autonomi e loro caregiver, non godono però delle stesse tutele previste dalla legge 104/92 ai lavoratori dipendenti. Non sono quindi riconosciuti, per esempio, permessi retribuiti per visite ed esami. Alcune sentenze hanno riconosciuto a singoli lavoratori il diritto di ottenere alcune di queste tutele, ma a livello normativo non ci si è ancora adeguati, per cui non si tratta di un diritto automatico».