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di Rame

A 28 anni, con 1.700 euro di stipendio, mi preparo alla libertà finanziaria

A Rame, parliamo spesso di libertà finanziaria, quel traguardo in cui il capitale accumulato permette ai soldi di lavorare per te, liberandoti dalla pressione che normalmente esercitano sulle tue scelte di vita. Tuttavia, non avevamo mai incontrato qualcuno che, a 28 anni, si fosse appena posto questo obiettivo. La sua situazione? Vive a Milano, con uno stipendio fisso di 1700 euro al mese e guadagni variabili da un secondo lavoro.

Tempo di lettura: 11 minuti

Francesco Scinetti
Francesco Scinetti

Ascolta il podcast della puntata:

«Quando dico che voglio essere libero a 45 anni, molti ridono o sorridono increduli. Ma io faccio un semplice ragionamento: anche iniziando oggi da zero e mettendo da parte 500 euro al mese con costanza per 20 anni, si arriva a un capitale di circa 400.000 euro. E ciò, non significa semplicemente avere una somma da spendere, ma possedere un patrimonio investito in un portafoglio diversificato tra azioni e obbligazioni, che mediamente può rendere il 7% annuo».

«Questo si traduce in circa 28.000 euro l’anno solo di rendimenti e dividendi. Ovviamente, tra vent’anni il costo della vita sarà più alto, ma resta comunque una base solida per costruire la propria libertà finanziaria».

Abbiamo sentito parlare spesso, in questo podcast, di libertà finanziaria. Ovvero quella condizione in cui possiedi un capitale tale per cui i soldi iniziano a lavorare per te e smettono di condizionare le tue scelte di vita. Mai avevamo intercettato, però, la storia di chi, a 28 anni, si è appena posto questo obiettivo, vivendo a Milano e con uno stipendio fisso di 1700 euro al mese, oltre a entrate altalenanti da un secondo lavoro.

La percezione di una mancanza interiore

Francesco Scinetti ha 28 anni e vive a Milano, dove lavora come ricercatore all’Università Cattolica nell’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli. La sua storia inizia a Dubino, un paese di 3.000 abitanti in provincia di Sondrio.

«Sono nato in Valtellina, circondato dalle montagne, vicino al confine con la Svizzera. I miei genitori erano entrambi impiegati, quindi non mi è mai mancato nulla: vivevamo in una casa di proprietà e, fino ai 13 anni, il denaro era qualcosa di cui non mi preoccupavo né avevo una reale percezione».

A 13 anni succede che i genitori decidono di mandarlo a scuola a Morbegno, un comune di ben 10.000 abitanti.

«Per me, Morbegno era già una metropoli, la città. Ci arrivai con l’aria da montanaro, la mia cartella dei Pokémon e il diario dell’Azione Cattolica, influenzato dall’educazione religiosa dei miei genitori. Già dal primo giorno, fui completamente bullizzato. Fu allora che nacque in me il bisogno di omologarmi».

La spinta all’omologazione si traduce per Francesco nell’acquisto di capi e accessori di tendenza, che gli promettevano riconoscimento sociale.

«Inizio a fare pressione sui miei genitori, chiedendo una paghetta o che i regali di compleanno non fossero più libri, ma soldi. Ogni centesimo che riuscivo a mettere da parte lo spendevo in vestiti, scarpe e magliette, con un’unica regola fondamentale: il logo doveva essere ben visibile. Ricordo ancora quando trovai un outlet che vendeva capi dall’estetica discutibile, decisamente appariscenti. Lì, scovai una polo XXL, che mi arrivava alle ginocchia—peccato non fossi un cestista. La comprai senza esitazione, perché sfoggiava un grande logo CK sul petto. Pensavo che indossarla mi avrebbe fatto sentire sicuro e apprezzato. Ovviamente, non era così».

Oggi Francesco ha ben chiara in mente la leva che lo spingeva verso quel genere di consumi.

«Era il mio unico modo di emergere. Non avevo una personalità spiccata, ero insicuro e timido, e temevo di passare inosservato. Vestirmi in quel modo era il mio lasciapassare per ottenere attenzione: anche solo sentirsi chiedere “Quanto costa?” o “Dove l’hai comprato?” mi dava l’illusione di contare qualcosa agli occhi degli altri».

I soldi che Francesco usa per comprare quei vestiti sono frutto di mesi e mesi di accumulo. I suoi genitori, infatti, hanno delle regole molto ferree sull’utilizzo del denaro.

«In famiglia, i soldi per le cose importanti come gite scolastiche, corsi privati o ripetizioni non mancavano mai. Ma se si trattava di un vestito firmato, la risposta era sempre no. Così ogni volta che riuscivo a mettere da parte 50 euro, li usavo per comprare quella polo tanto desiderata».

Alle superiori, Francesco fa una scelta poco dettata dalla sua indole o dalle sue passioni.

«A 13 anni, ricordo di aver detto ai miei genitori che volevo fare una scuola superiore che mi permettesse di trovare subito lavoro. Loro mi suggerirono l’ITIS, così mi iscrissi. Ma presto scoprii che detestavo l’elettrotecnica, l’informatica e tutto il resto. Allora pensai: se per cinque anni non riesco a sopportarlo, come potrei fare questo lavoro per il resto della mia vita?».

La scoperta dell’Economia

E così, a Francesco tocca continuare a studiare. Sceglie Economia perché meno impegnativa di medicina o ingegneria, ma prodiga di sbocchi lavorativi. E sceglie Bologna, come città in cui studiare, per abbandonare finalmente quella valle che inizia a stargli stretta.

«Era sempre la stessa routine: gli stessi locali, gli amici che vedevi a scuola durante il giorno e poi la sera quelli del paese. Non c’era mai nulla di nuovo, né un evento interessante a cui partecipare. L’università per me rappresentava un modo per scappare da una materia che non mi piaceva affatto, mentre Bologna era un’occasione per evadere da un luogo che non mi entusiasmava per niente».

Una volta trasferitosi, Francesco si ritrova completamente solo.

«Non sapevo nemmeno come si facesse a socializzare. Inoltre, avevo scelto una città che è forse una delle più autentiche d’Italia. Di certo, non conquisti i bolognesi o chi ci vive con una maglietta firmata; insomma, avevo proprio scelto la città sbagliata».

Dopo qualche mese, Francesco esce dalla sua comfort zone. Si iscrive a un corso di arrampicata per conoscere nuove persone e inizia a partecipare a eventi. E lì scopre una città straordinaria e un nuovo modo di spendere i soldi.

«Lì smetto completamente di comprare oggetti e cose materiali, e inizio a spendere solo in esperienze: viaggi, abbonamenti in palestra per arrampicare, e così via. Scopro davvero il potere del denaro, ma non come strumento per acquistare oggetti, bensì come mezzo per fare cose e incontrare persone che altrimenti non avrei conosciuto. E così mi innamoro di quella città e, finalmente, comincio a crescere anche come persona».

I soldi, in quel momento, non gli mancano.

«La mia vita era molto comoda, lo realizzo solo oggi, anche grazie al vostro podcast, ascoltando tutte quelle storie di disagio. Io, invece, semplicemente usavo la carta di credito, e mia mamma, che lavorava in banca e aveva il mio conto sotto controllo, vedeva quanto spendevo, e ogni mese mi faceva un bonifico pari alla cifra che avevo speso. Solo una volta mi chiamò per dirmi che stavo esagerando. Ero in Erasmus in Olanda e mi ero dato un po’ alla pazza gioia».

Francesco, che ha scelto la Facoltà di Economia senza avere una chiara idea di ciò che avrebbe studiato, si ritrova di fronte ad argomenti che lo appassionano da subito.

«In quel periodo, comincio ad esplorare seriamente l’economia, sia a livello macro che micro. Scoprivo come funzionavano i negozi, le strategie per massimizzare i profitti, e tanti altri aspetti che davo per scontato. Mi affascinava riuscire a dare una spiegazione razionale a tutto ciò, spesso supportata da leggi e regole. È proprio allora che inizio a leggere libri più seri e mi accorgo che, sorprendentemente, mi piace anche leggere. La lettura diventa una delle mie passioni, e comincio a comprare tantissimi libri. Anche i miei genitori erano più felici di vedere la voce Feltrinelli, piuttosto che Calvin Klein, nell’estratto conto».

Finita la Triennale, si candida per la magistrale in alcune prestigiosissime università europee a Copenhagen, Mannheim, Monaco… Al termine della selezione, sceglie Milano, la Bocconi.

«Era un programma di doppia laurea: un anno a Milano e un anno a Tokyo, in Giappone. Ma ovviamente, cosa succede? Scoppia il Covid. Quando mi presento all’aeroporto, pronto a partire per l’altra parte del mondo per studiare, mi fermano a casa. La pandemia mondiale cambia tutto. Così, invece di vivere a Tokyo, mi ritrovo a trascorrere l’anno a casa dei miei genitori in Valtellina, dove seguivo le lezioni dalle due di notte fino alle dieci del mattino, visto che non aveva senso mantenere un affitto a Milano in quel periodo».

La passione per la Finanza personale

Durante quei mesi di reclusione, tra una lezione notturna e l’altra, Francesco si immerge nello studio della Finanza personale, Una disciplina che, alla facoltà di economia, non aveva avuto modo di approfondire.

«Inizio a fare una vera e propria full immersion nello studio, passando dai libri ai canali YouTube e ai contenuti online, ma se non mi fossi avvicinato ai libri, non avrei mai saputo come fare. L’università, da questo punto di vista, non mi ha dato molto. Dal punto di vista accademico, sì, magari impari a leggere un bilancio aziendale o capisci le leggi macroeconomiche e le formuline, ma nessuno ti insegna come investire quei 100 euro che riesci a risparmiare ogni mese».

Inizia così, per la prima volta, a investire i guadagni messi da parte durante gli stage e a imparare, non più solo dai libri, ma anche dai suoi errori.

«Mi ricordo che la prima azione che comprai è stato un tipico errore da principiante: decisi di investire nelle azioni della Juventus. Seguivo la Juventus, anche se non ero un tifoso, e quella era l’unica società quotata in borsa che conoscevo. Investii lì, ma fortunatamente misi solo una piccola somma, visto che non avevo ancora niente. Però, almeno, imparai a utilizzare la banca per acquistare l’azione, a capire il meccanismo delle tasse e come recuperare la perdita come minusvalenza».

Nel frattempo, si laurea, sia a Tokyo sia a Milano e inizia a lavorare come ricercatore all’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano. Guadagna 1.700 euro al mese, e con i primi soldi che riesce a mettere da parte, decide di fare un Master in Svizzera sulla Finanza personale.

«L’ho fatto perché volevo acquisire delle conoscenze per non dover dipendere da un consulente finanziario indipendente. In realtà, scopro che mi piace davvero. Mi piace quel mondo, mi piace parlare di soldi, un argomento che in Italia è ancora un grande tabù».

E infatti, tempo un mese dalla fine del Master, Francesco si iscrive all’esame per entrare all’albo dei consulenti finanziari indipendenti. E inizia a pratica l’attività come secondo lavoro.

«E mi va anche bene che è facile conciliare questo lavoro perché prevalentemente il lavoro da consulente finanziario lo fai o il primo mattino o dopo le 18 quando le persone tornano a casa dal lavoro».

I proventi di questa seconda attività sono piuttosto altalenanti.

«Ridevo proprio qualche giorno fa con un collega, ricordando dicembre, quando come consulente finanziario indipendente ho guadagnato 5.300 euro in un mese, e pensavo: “Wow, che bellezza!”. Poi, a gennaio, ho chiuso con un bonifico lordo di 200 euro. Quindi, è tutto molto variabile. È come essere su una montagna russa».

L’obiettivo: la libertà finanziaria

Nonostante ciò, forte della sua entrata fissa, Francesco non ha dubbi: vuole diventare libero economicamente a 45 anni. E per farlo, ha già la sua strategia.

«Ogni mese riesco a mettere da parte circa 500-600 euro da investire. Cerco di risparmiare, vado al discount invece che nel supermercato più costoso, e non vado certo a soggiornare negli hotel di lusso. L’ultima volta che ho visitato un hotel è stata alla mia prima comunione. Ma, onestamente, non rimpiango nulla»

Francesco ha anche trovato il modo per trasformare la sua passione per i viaggi in un’entrata invece che in un uscita.

«Ho deciso di investire al meglio anche le mie ferie, e così, mi sono candidato come coordinatore WeRoad, una compagnia che organizza viaggi in giro per il mondo. Dopo un colloquio e una simulazione sono stato scelto come accompagnatore, e adesso, mi faccio due viaggi gratis all’anno. Sono stato a Bali a Capodanno e ad Agosto, in Messico per 15 giorni. Non solo viaggio gratis, ma mi pagano anche per farlo. L’obiettivo era viaggiare a basso costo, senza farlo diventare un lavoro vero e proprio. Ora, paradossalmente, mi sta portando più soldi di quanto ne togliessero inizialmente».

Ma come sarà la sua vita una volta che sarà libero finanziariamente?

«Il mio obiettivo di raggiungere l’indipendenza finanziaria a 45 anni non è per passare il tempo senza fare nulla, ma per avere la libertà di scegliere quando lavorare e, soprattutto, di decidere chi aiutare. Voglio arrivare a 45 anni e poter dire: “Voglio aiutarti perché mi piace la tua storia, voglio che insieme raggiungiamo gli obiettivi che ti sei posto”. Non voglio fare beneficenza, ma usare la mia conoscenza per aiutare le persone a gestire il loro patrimonio e le loro finanze. La mia idea è togliere il vincolo economico, così da poter fare questo lavoro per passione, non per necessità»

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