E tu sai quant’è la tua Ral?
Pochissimi sanno a quanto ammonta la loro Ral. Questa asimmetria informativa crea uno svantaggio negoziale in fase di colloquio per una nuova posizione lavorativa. Vediamo insieme di fare chiarezza e di colmare questo gap informativo.
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di Elisa Lupo
Consulente del lavoro da più di 15 anni, ideatrice, autrice e voce di Previdenti, e IO Lavoro.

Secondo gli ultimi dati del Rendiconto annuale di genere dell’Inps, le donne hanno in media una retribuzione giornaliera di circa il 20% più bassa dei loro colleghi maschi. Sono divere le ragioni all’origine di questa disparità, ma la buona notizia è che i legislatori stanno cercando di intervenire per contrastare il divario salariale tra sessi. Entro giugno 2026, i Paesi europei dovranno recepire la direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale, che impone alle aziende, tra le altre cose, di fornire ai dipendenti indicazioni dettagliate sulla propria retribuzione rispetto ai colleghi, e rendicontare pubblicamente i dati.
Le ricerche, intanto, ci dicono che le aziende che incentivano l’occupazione femminile, a tempo pieno e/o con stipendi equiparati a quelli maschili, guadagnano in produttività. Un’indagine condotta dal Diversity Brand Summit 2024 evidenzia che chi ha investito in Diversity & Inclusion, nel solo 2023 ha visto una crescita dei ricavi del 23%. Di questo e di certificazioni di genere parleremo durante il dibattito Parità di genere nei luoghi di
lavoro: a che punto siamo? che si terrà a Roma il 12 marzo nell’ambito dei Rome Future Days.
Cosa dobbiamo intanto sapere sulle nostre retribuzioni? Una sigla su tutte: RAL. E’ l’acronimo di Retribuzione Annua Lorda, cioè la somma degli stipendi lordi che si percepisce nell’anno. Non rientrano quindi le voci variabili che eventualmente vanno specificate separatamente. Molto spesso si è convinti che la retribuzione che percepiamo è l’insieme dei bonifici che arrivano sul nostro conto corrente; questo non è vero. L’ammontare dello stipendio lordo mensile si trova in alto a destra nella busta paga; prendi quel dato e moltiplicalo per tutte le mensilità previste dal ccnl applicato al tuo rapporto di lavoro e otterrai la tua Ral.
È fondamentale utilizzare la Ral come base per le contrattazione quando si cerca un nuovo lavoro, perché è quella la reale retribuzione che il dipendente percepisce. Utilizzare come base per la contrattazione gli stipendi netti porta il dipendente a stare nella negoziazione in una situazione di svantaggio per 2 motivi:
- la retribuzione netta è soggetta a molteplici oscillazioni
Il datore di lavoro eroga la retribuzione lorda e poi sottrae per conto dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate i contributi e le tasse che il dipendente altrimenti dovrebbe pagare autonomamente. Se incentriamo la contrattazione sulla retribuzione netta, il futuro datore di lavoro potrebbe decidere di raggiungere quella somma con voci variabili della retribuzione e modificabili a sua discrezione. L’obiettivo della contrattazione, invece, è avere un’offerta non soggetta a oscillazioni.
- la retribuzione netta risente della situazione familiare e soggettiva del dipendente che potrebbe mutare nel tempo
La situazione familiare e soggettiva del dipendente potrebbe prevedere degli sconti d’imposta. È chiaro che in presenza di questi sconti per raggiungere un certo netto servirà una retribuzione lorda inferiore. Queste agevolazioni, invece, sono pensate per dare un sostegno aggiuntivo al dipendente e non uno sconto al datore di lavoro.
Prima di affrontare un colloquio di lavoro, prendi la tua ultima busta paga e verifica il tuo stipendio lordo mensile, avrai così il dato aggiornato, saprai perfettamente da che base negoziale partire e potrai aver chiaro quale potrebbe essere per te una buona offerta.